Perché dimentichiamo un libro? Come ricordare quello che si legge
Succede più spesso di quanto pensiamo. Finiamo un libro che ci è piaciuto, magari lo consigliamo anche a qualcuno e, qualche mese dopo, ci accorgiamo di ricordarne pochissimo. Il titolo sì, forse qualche personaggio, una scena. Ma la trama? Quasi scomparsa.
Poi arriva quella domanda apparentemente innocua:
«Hai letto questo libro?»«Sì!»«E di cosa parla?»
E lì, improvvisamente, il vuoto.
Sappiamo di averlo letto. Magari ricordiamo persino dove eravamo quando lo abbiamo finito o quanto ci era piaciuto. Eppure, quando proviamo a raccontarlo, trama, nomi e dettagli sembrano essersi nascosti da qualche parte nella memoria.
Perché dimentichiamo un libro? E soprattutto, come ricordare quello che si legge senza trasformare ogni lettura in qualcosa da studiare?
La risposta ha molto a che fare con il modo in cui funziona la nostra memoria. Il cervello non conserva tutto ciò che incontra e dimenticare una parte di quello che leggiamo è del tutto normale. Questo, però, non significa che non possiamo fare qualcosa per aiutare certe storie, idee e personaggi a rimanere con noi più a lungo.
Perché dimentichiamo quello che leggiamo?
Quando leggiamo, abbiamo spesso l'impressione che ciò che stiamo vivendo attraverso le pagine resterà con noi. In quel momento conosciamo i personaggi, seguiamo la trama e ricordiamo cosa è successo cento pagine prima.
Poi passa il tempo e molti dettagli iniziano a sfumare.
Non è necessariamente un problema di memoria. È, prima di tutto, una conseguenza del suo normale funzionamento.
Come funziona la memoria quando leggiamo
La memoria non funziona come una grande biblioteca in cui ogni informazione viene sistemata su uno scaffale e rimane lì, identica, in attesa di essere recuperata.
Quando leggiamo entrano in gioco diversi processi. Prima dobbiamo prestare attenzione a ciò che abbiamo davanti, poi elaborarlo e collegarlo a ciò che già conosciamo. Alcune informazioni riescono a consolidarsi nella memoria a lungo termine, altre diventano progressivamente più difficili da recuperare.
Non serve conoscere nel dettaglio tutti i tipi di memoria per accorgersi di una cosa: non ricordiamo tutto nello stesso modo.
Possiamo dimenticare il nome di un personaggio e ricordare perfettamente una scena. Possiamo non essere più in grado di ricostruire la trama di un romanzo e avere ancora molto chiara la sensazione che ci aveva lasciato.
La memoria, insomma, fa continuamente delle scelte.
La curva dell'oblio: perché dimenticare è normale
Il fatto che i ricordi tendano a indebolirsi con il passare del tempo non è una scoperta recente.
Alla fine dell'Ottocento lo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus studiò sperimentalmente il rapporto tra memoria e tempo. Da queste ricerche deriva quella che oggi conosciamo come curva dell'oblio: in termini molto semplici, ciò che apprendiamo tende a diventare meno accessibile con il passare del tempo, soprattutto se non torniamo a recuperarlo.
Naturalmente leggere un romanzo non equivale agli esperimenti sulla memoria condotti da Ebbinghaus e il nostro modo di ricordare è molto più complesso di una singola curva. Il concetto, però, aiuta a comprendere qualcosa che sperimentiamo continuamente.
Subito dopo aver terminato un libro possiamo raccontarlo nei dettagli. Dopo qualche settimana alcuni particolari iniziano a confondersi. Dopo qualche anno potremmo ricordarne soltanto pochi frammenti.
Eppure, a volte, basta rileggere una frase, vedere una copertina o sentire il nome di un personaggio perché qualcosa ritorni.
Dimenticare non significa necessariamente che un ricordo sia scomparso del tutto: a volte significa semplicemente che è diventato più difficile recuperarlo.
Perché alcuni libri restano impressi e altri no?
C'è però una domanda ancora più curiosa. Se dimenticare è normale, perché ricordiamo alcuni libri per anni mentre altri sembrano svanire dopo pochi mesi?
Non dipende soltanto da quanto un libro sia "bello".
Contano l'attenzione con cui lo abbiamo letto, ciò che già conoscevamo sull'argomento, le associazioni che abbiamo creato e il momento della nostra vita in cui quella storia ci ha incontrati.
Anche le emozioni possono avere un ruolo importante. Una scena che ci sorprende, un personaggio nel quale riconosciamo qualcosa di noi o una storia legata a un'esperienza personale possono lasciare una traccia particolarmente forte.
E qui memoria ed emozioni iniziano a intrecciarsi. Ci sono storie delle quali dimentichiamo molti particolari, ma ricordiamo perfettamente quanto ci hanno commosso.
Nel nostro approfondimento “Libri che fanno piangere: perché alcune storie ci emozionano così tanto” vedremo più da vicino perché la lettura può provocare reazioni emotive tanto intense.
Come ricordare quello che si legge
Sapere che dimenticare è normale non significa dover rinunciare a ricordare meglio i libri letti.
Esistono diverse tecniche di memorizzazione, ma se leggiamo per piacere probabilmente non vogliamo trasformare ogni romanzo in una sessione di studio.
Possiamo invece adottare alcune piccole abitudini che aiutano la memoria senza togliere spontaneità alla lettura.
Leggere più velocemente ci fa ricordare di più?
Negli ultimi anni si parla molto di lettura veloce e di tecniche di lettura veloce, soprattutto quando l'obiettivo è riuscire a leggere più libri o acquisire più informazioni in meno tempo.
Ma velocità e memoria non sono la stessa cosa.
Se aumentare il ritmo porta a prestare meno attenzione al significato, ai collegamenti e ai passaggi importanti, ricordare ciò che abbiamo letto può diventare più difficile.
Questo non significa che dobbiamo necessariamente leggere lentamente. La velocità adatta cambia in base al testo e allo scopo: un romanzo, un saggio complesso e un testo che conosciamo già richiedono modi di leggere diversi.
Più che chiedersi "Come posso leggere più velocemente?", quando vogliamo ricordare un libro potrebbe essere più utile domandarsi:
"Sto davvero elaborando quello che sto leggendo?"
Ricordare prima di rileggere
Una delle strategie più interessanti studiate nell'ambito dell'apprendimento è il recupero attivo: provare a richiamare un'informazione dalla memoria invece di limitarsi a rileggerla.
Applicato ai libri, non significa interrogarsi dopo ogni capitolo.
Possiamo farlo in maniera molto più naturale. Una volta terminato un libro, prima di leggere recensioni o cercare online un riassunto, possiamo fermarci un momento e provare a ricostruire ciò che ricordiamo.
Qual era il punto centrale? Quali personaggi ci sono rimasti impressi? Quale scena racconteremmo a qualcuno? C'è un'idea che vorremmo portarci dietro?
È un piccolo esercizio che richiede pochi minuti, ma ci porta a recuperare attivamente ciò che abbiamo appena letto invece di riceverlo già pronto in un riassunto o in una recensione.
Parlare di un libro aiuta a ricordarlo
C'è anche un modo ancora più spontaneo per farlo: parlare dei libri.
Quando consigliamo un romanzo a un amico dobbiamo decidere cosa raccontare, recuperare i passaggi principali e trovare le parole per spiegare perché ci è piaciuto.
Lo stesso accade quando partecipiamo a un gruppo di lettura, scriviamo una recensione o semplicemente discutiamo di una storia con qualcuno.
Raccontare significa rielaborare.
E probabilmente è uno dei motivi per cui certi libri di cui abbiamo parlato molto continuano a sembrarci familiari anche a distanza di anni.
Appunti e sottolineature: servono davvero?
Sottolineare può essere utile, ma riempire un libro di evidenziature non garantisce automaticamente di ricordarlo.
Anche qui conta soprattutto quello che facciamo con ciò che abbiamo selezionato.
Per ricordare i libri letti può bastare conservare una traccia molto semplice: una frase che ci ha colpito, un'idea, una breve nota personale o poche righe scritte dopo aver terminato il libro.
Non serve creare una scheda dettagliata per ogni lettura.
Una frase come "Questo libro mi ha fatto pensare a..." può essere più significativa di un lungo riassunto, perché crea un collegamento tra ciò che abbiamo letto e qualcosa che appartiene già alla nostra esperienza.
Ritrovare quella nota mesi dopo può diventare una piccola chiave capace di riaprire una parte della storia che pensavamo di aver dimenticato.
In pratica, ricordare meglio un libro non significa studiarlo. Significa tornarci sopra almeno una volta: raccontandolo, provando a richiamarlo dalla memoria o conservando una piccola traccia di ciò che ci ha lasciato.
Dobbiamo davvero ricordare tutti i libri che leggiamo?
Forse, però, dietro alla domanda “come ricordare ciò che si legge?” ce n'è un'altra: perché sentiamo di dover ricordare tutto?
Siamo abituati a misurare la lettura: quanti libri abbiamo letto quest'anno, quanti ne abbiamo finiti, quanti titoli abbiamo accumulato nella nostra lista. È facile trasferire la stessa logica anche alla memoria e pensare che un libro sia stato letto "bene" soltanto se siamo ancora capaci di raccontarlo mesi o anni dopo.
Ma leggere non significa soltanto accumulare informazioni.
Dimenticare un libro non significa averlo letto inutilmente
Un romanzo può averci tenuto compagnia in un momento particolare. Un personaggio può averci aiutato a comprendere un punto di vista diverso dal nostro. Un saggio può averci fatto cambiare idea su qualcosa.
Con il tempo possiamo dimenticare molti dettagli e conservare comunque le conseguenze di quell'esperienza.
Pensiamo anche alle conversazioni. Non ricordiamo ogni frase pronunciata dalle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, eppure alcune conversazioni hanno contribuito a cambiare il nostro modo di pensare.
Con i libri può succedere qualcosa di simile.
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Non ricordiamo soltanto ciò che leggiamo: ricordiamo anche ciò che quella lettura ha significato per noi.
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Forse, allora, come ricordare i libri letti non è l'unica domanda che vale la pena farsi. Possiamo anche chiederci cosa vogliamo conservare davvero di una lettura.
Non necessariamente ogni personaggio, ogni evento e ogni pagina.
A volte basta un'idea. Una sensazione. Una domanda che prima non avevamo.
È proprio questo rapporto tra libri, mente, emozioni e vita quotidiana che continuiamo a esplorare negli approfondimenti del blog 🌿Orizzonti.
📚Libri per capire meglio memoria, attenzione e lettura
Capire come funziona la memoria può cambiare anche il nostro modo di leggere. Non per trasformare ogni libro in qualcosa da memorizzare, ma per diventare più consapevoli di ciò che accade mentre leggiamo, ricordiamo e dimentichiamo.
Ecco otto letture che osservano memoria, attenzione e funzionamento della mente da prospettive diverse.
📖 L'arte di ricordare tutto. Storia, scienza e miracoli della memoria
Joshua Foer, TEA.
Un viaggio tra scienza, tecniche mnemoniche e capacità sorprendenti della mente, utile per capire come alleniamo la memoria e perché ricordare non è soltanto una questione di talento.
L' arte di ricordare tutto
📖 Il metodo meno tempo più resa. L'arte della concentrazione per studiare e lavorare meglio
Chris Bailey, Vallardi.
Un libro dedicato alla concentrazione e alla gestione dell'attenzione, con spunti pratici per capire come usare meglio le nostre risorse mentali quando studiamo, lavoriamo o leggiamo.
Il metodo meno tempo più resa. L'arte della concentrazione per studiare e lavorare meglio
📖 L'attenzione rubata. Perché facciamo fatica a concentrarci
Johann Hari, La Nave di Teseo.
Un'indagine sulle ragioni per cui oggi facciamo più fatica a mantenere l'attenzione, tra abitudini personali e condizioni dell'ambiente in cui viviamo.
L' attenzione rubata. Perché facciamo fatica a concentrarci
📖 Una mente che funziona. Strategie per costruire e affinare le tue abilità cognitive
Alessandro De Concini, Feltrinelli.
Una guida alle abilità cognitive e alle strategie che possono aiutarci a usare con maggiore consapevolezza attenzione, memoria, apprendimento e ragionamento.
Una mente che funziona. Strategie per costruire e affinare le tue abilità cognitive
Daniel Kahneman, Mondadori.
Un classico della psicologia del pensiero che esplora i diversi modi in cui prendiamo decisioni e formuliamo giudizi, mostrando quanto i nostri processi mentali possano essere rapidi, intuitivi o riflessivi.
Pensieri lenti e veloci
Vanni De Luca, Vallardi.
Il racconto e le tecniche di un grande esperto di memoria, per scoprire quanto allenamento, metodo e strategie possano ampliare capacità che spesso consideriamo semplicemente innate.
Una mente prodigiosa. Storie esemplari e tecniche alla portata di tutti, per abbattere le barriere della mente e sviluppare una memoria portentosa
📖 Scienza e segreti della memoria
Ylva Østby e Hilde Østby, TEA.
Un'esplorazione accessibile della memoria e dei suoi meccanismi: come nascono i ricordi, perché alcuni restano e altri svaniscono, e che cosa rende la memoria così centrale nella nostra esperienza.
Scienza e segreti della memoria
📖 Perché dimentichiamo. Una scienza dell'oblio
Sergio Della Sala, Feltrinelli.
Un approfondimento sul ruolo dell'oblio che aiuta a guardare il dimenticare non soltanto come un limite, ma come una parte essenziale del funzionamento della memoria.
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A volte un libro continua a lavorare dentro di noi anche quando non sappiamo più raccontarne la trama.
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E c'è un fenomeno ancora più curioso: possiamo dimenticare molti dettagli di una storia e ricordare perfettamente chi l'ha abitata. Alcuni protagonisti rimangono con noi per anni e arrivano quasi a sembrarci persone che abbiamo conosciuto davvero. Nel prossimo approfondimento scopriremo “Perché i personaggi dei libri sembrano così veri? La psicologia della lettura lo spiega”.
🌿 Orizzonti
Orizzonti è uno spazio dedicato ai libri, alle storie e alle riflessioni che aiutano a osservare la quotidianità con occhi nuovi. Perché, a volte, basta cambiare prospettiva per accorgersi che le giornate più preziose erano già davanti a noi.