“Contare i passi verso casa”: intervista a Laura Ceccacci
“Contare i passi verso casa”: intervista a Laura Ceccacci
Martedì 9 giugno arriva in libreria per Salani Contare i passi verso casa, il romanzo d’esordio diLaura Ceccacci, una nuova sorprendente voce della narrativa italiana.
Contare i passi verso casa: di cosa parla il romanzo d'esordio di Laura Ceccacci
Al centro del romanzo c'è Alba, una donna che, dopo una fuga dolorosa dal proprio passato, trova rifugio in uno zoo, in una nuova quotidianità scandita dalla vicinanza agli animali e dal tentativo di ricostruire la propria identità. Ma il passato non smette di reclamare il suo spazio, costringendola a confrontarsi con il proprio dolore e le scelte che hanno segnato la sua esistenza.
Contare i passi verso casa di Laura Ceccacci è una storia di fragilità e resilienza, che si interroga sulla possibilità di rinascere e di trovare, finalmente, la strada di casa.
Contare i passi verso casa
La nostra intervista a Laura Ceccacci
In occasione della pubblicazione del suo romanzo d’esordio Contare i passi verso casa, pubblichiamo l'intervista che abbiamo realizzato all’autrice Laura Ceccacci.
Alba è una protagonista dalle molteplici identità: bambina abbandonata, scrittrice di successo, moglie, madre e infine donna in fuga. Come è nato il personaggio, e qual è stata la sfida più grande nel raccontarne le molte vite?
Il personaggio di Alba è nato un giorno mentre mi trovavo alla scrivania, ho immaginato questa donna che passeggiava per i viali dello Zoo di Roma e l’unica cosa che sapevo era che stava fuggendo da qualcosa di più grande di lei, qualcosa di molto drammatico che le era accaduto. Sapevo che aveva abbandonato sua figlia perché non credeva di essere più una madre all’altezza. Volevo raccontare un personaggio che racchiudesse diverse sfaccettature della maternità. La sfida più grande è stata quella di affrontare paure ataviche come quella dell’abbandono, della morte, della possibilità di fare del male a chi amiamo e quella di abbracciare con compassione tutte le sfumature di questo personaggio, anche quelle più oscure.
In fuga da una vita solo apparentemente perfetta, Alba trova rifugio tra gli animali di uno zoo. Che cosa l'ha portata a scegliere proprio questa ambientazione, sospesa tra protezione e isolamento?
Esiste innanzitutto una motivazione personale dietro a questa scelta: lo zoo è un luogo che frequento molto con la mia famiglia e nel quale mi sono sempre sentita quasi fuori dal mondo e protetta dal caos della città, un luogo in cui è possibile rigenerarsi e dove gli animali ci osservano senza giudicare. E questo è esattamente ciò di cui Alba aveva bisogno: un posto in cui ritrovare se stessa e rimettere insieme i frammenti della propria vita, cercando di superare il giudizio proprio e quello della realtà che la circonda. Inoltre gli animali sono per Alba degli specchi e dei veicoli attraverso i quali riesce a comprendere meglio aspetti della vita, della morte, della maternità.
Gautama, il “gigante dal cuore mite”, è una presenza silenziosa e profondamente empatica, capace di accogliere il dolore di Alba senza forzarlo. Come è nato questo personaggio, e che forma di cura rappresenta per la protagonista?
Gautama è un personaggio che ho molto amato, ma che mi ha dato anche molto da riflettere: la sua creazione ha rappresentato una grande sfida per me. Gautama è la luce che ognuno di noi vorrebbe incontrare sul proprio cammino perché avendo attraversato anche una grande ombra, riesce ad accogliere, a lenire i tormenti. Questo personaggio è per Alba l’unica persona che sia riuscita a darle negli anni quell’amore incondizionato che le è mancato dai genitori, è la persona che la aiuta a guarire prendendosi cura di lei attraverso piccoli gesti e parole calibrate.
Tra gli animali di uno zoo, Alba trova l’unico luogo in cui sentirsi viva. Ma solo affrontando le proprie ombre potrà riscrivere il suo destino.
Il passato di Alba torna continuamente a incrinare il presente, fino a costringerla a guardare in faccia ciò da cui è scappata. Secondo lei, si può davvero ricominciare senza prima tornare indietro?
Jung sosteneva che la sofferenza non guarita si trasmette come destino. Sia Alba che Gautama non possono guarire fino a che non fanno pace con il loro passato, e credo che questo riguardi ognuno di noi. Non è possibile andare avanti e ricominciare senza prima osservare le cause dei nostri dolori e cercare di trovare una forma di perdono, verso noi stessi e verso gli altri. Solo perdonandosi come madre Alba riuscirà a sentirsi nuovamente una persona intera, solo provando compassione per se stessa come essere umano, riuscirà a convivere con i propri demoni.
Contare i passi verso casa è il suo romanzo d’esordio, ma lei vanta un’esperienza decennale nel mondo editoriale. Com’è stato passare per la prima volta dall’altra parte, da agente letteraria ad autrice?
I libri sono da sempre la mia vita, da quando ho imparato a leggere, così come la creatività e le storie di finzione. Devo dire che è stata Alba a prendermi per mano e a farmi decidere di scrivere la sua storia, e da lì è venuto tutto naturale.
Dopo aver accompagnato Alba nelle sue diverse vite, che cosa le piacerebbe restasse ai lettori e alle lettrici una volta chiuso il romanzo?
Mi piacerebbe che restasse la compassione verso i disastri e i dolori altrui, ma anche verso i nostri dolori e i nostri disastri.
Ho scritto questo romanzo con il desiderio di offrire una carezza a più donne possibili.
Perchè leggere Contare i passi verso casa?
Contare i passi verso casa è un romanzo che non lascia indifferenti. Laura Ceccacci racconta la storia di Alba senza cercare scorciatoie emotive, lasciando emergere poco alla volta il peso del passato e il desiderio ostinato di ritrovare un posto nel mondo. È un libro che parla di fuga e dolore, ma soprattutto della fatica necessaria per ricominciare.