ALESSIO TORINO presenta "Al centro del mondo" Mondadori

Dialogano con l'autore Alessandra Fuccillo e Andrea Grisi

  18:00
Ubik Il Delfino Pavia
  Locandina
Piazza Cavagneria 10, 27100 Pavia (PV), Italia

Al centro del mondo

Torino Alessio

Mondadori (2020)
18.5 €
 9788804724667
Damiano Bacciardi vive con Nonna Adele, il nonno chiuso in un antico silenzio e Zio Vince, detto il Gorilla, a Villa la Croce, che nel borgo poco distante è stata ribattezzata "Villa dei Matti", lungo uno stradone che si muove nel cuore delle colline marchigiane. Il miele dei Bacciardi, "la manna", è celebre perché fa ingravidare le donne, così come è leggenda la quercia a cui si è impiccato il padre di Damiano e che è tornata a far foglie dopo dieci anni. Damiano è un ragazzo scosso da accessi violenti di malessere e segnato da una vitale ansietà: sente la natura, sente il volo delle rondini, il brusio delle api, il rotolio delle stagioni, e sa riconoscere la presenza del Demonio e il male degli uomini. Zio Vince trama per vendere la proprietà a gente che viene da lontano e Damiano se li immagina tutti con la faccia demonica di Trump che ha visto in televisione. Damiano sa di dover difendere Villa la Croce, di dover difendere la memoria della sua sgangherata famiglia e la bellezza talora limpida, talora mostruosa e selvatica, della natura in cui è cresciuto accompagnato da incubi, deliri e ventate di struggente dolcezza. Nonna Adele muore e la prospettiva di vendere si fa sempre più concreta: a quel punto Damiano obbedisce a un impulso sempre più convinto e quando, ultimi, arrivano "gli olandesi" e provano a farla da padroni, un disegno di riscatto si incide come la ramaglia di un albero, potente e severo, nella sua coscienza.
@carlabonfitto
30 settembre 2020
I posti possono essere maledetti? Comincio con una strana sensazione la lettura del romanzo “Al centro del mondo” (Mondadori) di Alessio Torino. Mi sembra difficile concentrarmi nella narrazione ma, nonostante tutto, continuo a leggere, avida di conoscere questa nuova storia, che dalle prime pagine non delinea ancora i suoi contorni. Sarà sicuramente lo stile dell’autore, che trovo diverso dal solito, a tratti impervio ma raffinato e nello stesso tempo avvincente e scorrevole. Proseguo nella lettura e pian piano la storia mi prende. Un susseguirsi di domande mi martellano mentre rincorro il protagonista della storia, Damiano Bacciardi, che vive a Villa la Croce, un podere situato nelle colline marchigiane. Una vita tra le api che producono la “manna” miracolosa, o meglio afrodisiaca, capace di far ingravidare le donne, tra le rondini che aprono le ali in un grande abbraccio e la natura con la ciclicità delle stagioni. I posti possono essere maledetti, dunque? Villa la Croce nasconde qualcosa di inquietante, di terribile, tanto da essere chiamata “Villa dei Matti”. “Giù in paese la chiamavano . Lì da voi c’è qualcosa che non va, gli dicevano a scuola”. E in effetti Damiano è alquanto strano. E’ segnato profondamente dall’evento tragico della morte del padre, (“…aveva trovato il padre attaccato con la corda al ramo quando aveva otto anni. Per tre mesi non aveva detto una parola. Poi la stranezza non l’aveva più abbandonato, le crisi, i deliri”). Vive una dimensione di malessere e di agitazione tale da riconoscere, addirittura, la presenza del Demonio e la malvagità degli uomini. E quando lo zio Vince, detto Gorilla, decide di vendere la Villa, in lui si scatena forte il senso di appartenenza alla sua terra e alle sue origini. Per Damiano è tutto lì, al centro del mondo. Proprio nella sua terra, nella quercia che torna a vivere dopo dieci anni, simbolo e testimone della morte del padre, nella natura con il suo equilibrio, nel ciliegio che riceve le visite del nonno che ormai comunica il suo esistere solo con il silenzio. Ma il vero segreto della Villa è nel personaggio di nonna Adele, esempio di vita e donna attenta (di altri tempi) che si prende cura del nipote (“Non ti preoccupare, cuore di nonna“) con una fede salda in Maria, che di sicuro non abbandona chi confida in Lei. E noi, circondati dalla modernità e dalla vita frenetica, non possiamo che proiettarci in questa dimensione atemporale, fatta di sapori (come i cappelletti e le frittelle della nonna), di coraggio e di consapevolezza. Damiano è determinato e va controcorrente perché ha imparato che una quercia può rinascere sempre.