La nostra intervista a Elena Varvello, autrice de "La vita sempre"
Da martedì 24 marzo arriva in libreria per Guanda l’atteso nuovo romanzo di Elena Varvello La vita sempre , un romanzo struggente che racconta la storia d’amore tra Francesco e Teresa, che nel 1939, nella cittadina piemontese di Alba, tentano di resistere alle forze cieche e brutali della Storia.
La vita sempre di Elena Varvello, una storia intima che attraversa il tempo
Tornata in libreria a sei anni dal suo precedente romanzo, Elena Varvello ha scritto una storia che esplora in profondità le relazioni umane e ci parla della difficoltà — ma anche della necessità — di fare i conti con il proprio passato. Al centro del romanzo una vicenda che intreccia la dimensione privata dei protagonisti e la grande Storia che fa loro da cornice, portando il lettore dentro un racconto profondo e stratificato. La scrittura di Varvello costruisce una storia capace di muoversi tra passato e presente, indagando i legami familiari, le fragilità e le trasformazioni interiori dei personaggi.
La vita sempre è un romanzo che riporta in libreria una delle voci più potenti della narrativa italiana contemporanea, e che si candida a essere una delle uscite più apprezzate dell’anno.
La vita sempre
La nostra intervista a Elena Varvello, autrice de "La vita sempre"
In occasione della pubblicazione del suo nuovo romanzo La vita sempre, pubblichiamo l'intervista che abbiamo realizzato all'autrice Elena Varvello.
La vita sempre è un titolo molto forte, quasi una dichiarazione. Da dove nasce questa espressione e che cosa rappresenta nel cuore del romanzo?
Credo semplicemente che la vita sia sempre, che sia dovunque, come una canzone che non facciamo altro che cantare. La vita è la canzone di Francesco e Teresa, ciò che li spinge l’uno verso l’altra. È la canzone di tutti, anche di coloro che compaiono solo per un istante. La cantano in ogni pagina, con voci diverse, persino nel silenzio. Anche per questo nessuno di loro è “piccolo”, nessuno è invisibile. Nessuno di noi dovrebbe mai pensare di esserlo.
Francesco e Teresa sembrano provenire da mondi molto diversi: lui istintivo, irregolare, quasi imprendibile; lei determinata e rigorosa, capace di trattenere i propri sogni. Come sono nati questi due personaggi e cosa ti affascinava della distanza che li separa?
Conosco entrambi sin da quand’ero piccola, anche se in modo differente. Ho conosciuto davvero Teresa, la sua determinazione, la sua caparbietà, i suoi silenzi. E ho conosciuto lui, pur non avendolo incontrato: una figura quasi leggendaria, ritratta in un pugno di foto, spersa nel cuore dell’Europa in quel tempo tremendo. Ho provato, nella scrittura, a restituirli alla vita, immaginando ciò che non sapevo. Credo che il loro provenire da mondi diversi possa rappresentare quel margine di separazione che sempre l’amore cerca di ricomprendere in sé senza però mai cancellarlo, senza mai annullarlo.
Nel romanzo compaiono molti personaggi, alcuni appena accennati, eppure ciascuno sembra avere un posto preciso nel tempo e nello spazio della storia. Quanto sono importanti, per te, i personaggi secondari e ce n’è qualcuno a cui ti senti particolarmente legata?
Sono tutti molto importanti. Clelia, esile e dura; Daniele Verona, col suo tormento; Salvo, con la sua pinza porta-soldi; Alfonso sulla riva del fiume; il Matto; la Nuova nel suo seminterrato; Pitié, così giovane; Enrico, Bruno ed Ermanno nella neve. Anche chi non ha nome. Persino il gatto, che compare in due o tre scene. Nessuno di loro è secondario. Ripenso spessissimo ora all’una ora all’altro come ripenso a Francesco e Teresa, riesco a vederli, vivi.
Nel libro si parla spesso di fortuna, caso e destino. A un certo punto si dice che “la fortuna gira sempre, somiglia al vento che viene e va”, mentre la sfortuna sembra avere un odore che non se ne va. Quanto contano il caso e la caparbietà nelle vite dei tuoi personaggi? E quanto invece pesa la Storia con la S maiuscola nelle loro scelte?
Ciascuno dei personaggi si aggrappa a qualcosa, cercando di leggere la propria vita: la fortuna, il caso, persino la sfortuna. Francesco, ad esempio, crede ciecamente, e fino alla fine, che la fortuna lo proteggerà, che non potrà davvero abbandonarlo. Teresa, al contrario, sente da sempre il puzzo della sfortuna. Ma la Storia arriva e li travolge entrambi, fortuna o meno. Travolge i più deboli come i più caparbi. È la sua cecità, la sua indifferenza, a lasciarci ammutoliti. Eppure, la Storia non ha davvero l’ultima parola.
Una lingua precisa, sensoriale, attenta ai gesti, uno stile che attraversa registri diversi — lirico, colloquiale, documentario — e riproduce la frammentarietà della memoria e l'ambiguità di ogni esistenza.
La Lettura - Corriere della Sera
Nel romanzo la vita delle persone che si affacciano sul cortile — con le nascite, le morti, le voci che circolano — scorre accanto alla grande Storia del Novecento: la guerra, gli uomini che partono, le donne che restano. Ti interessava raccontare, oltre alla storia di un amore, la storia di una comunità e quella di un’epoca? E quanto può fare la letteratura per mantenere viva la memoria di quelle vite?
M’interessava moltissimo. Siamo tutti così legati gli uni agli altri, tutti immersi nel nostro tempo, in questo coro di voci. Non siamo mai soli – il cortile rappresenta anche questo. La letteratura ha, fra i suoi tanti poteri, quello di restituire al mondo chi è stato dimenticato. Non si tratta però di una memoria celebrativa, non è mai stato questo a interessarmi. È una memoria fatta di gesti e sguardi, di parole d’amore, di sogni, paure e desideri. Sono sicura che, in questo senso, nessuno scompaia davvero.
La vita sempre è un romanzo che attraversa dolore, desiderio e speranza. Che tipo di esperienza di lettura immagini e cosa speri resti nei lettori una volta chiuso il libro?
Spero che possa essere, per chiunque vorrà leggerlo, un’esperienza piena di vitalità, di commozione ma non di tristezza, tutto il contrario. E spero che possa dare speranza, e ricordarci quanto sia importante resistere. È questo il senso del libro: resistenza, speranza. Ne abbiamo bisogno, più che mai oggi, in questo momento storico, come ne avevano allora.
Perché leggere La vita sempre di Elena Varvello
Con La vita sempre, Elena Varvello firma un romanzo capace di parlare al presente attraverso una storia intima e profondamente umana.Un libro consigliato a chi cerca un romanzo che sappia unire profondità emotiva e qualità della scrittura, raccontando con sensibilità le complessità della vita quotidiana.
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ELENA VARVELLO presenta "La vita sempre", Guanda
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Presso Aula Conferenze Unitre
ELENA VARVELLO presenta "La vita sempre", Guanda
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CORSO TORINO 44, 10064 PINEROLO
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