Intervista a Florence Knapp, autrice di “Tre nomi”
Da martedì 10 febbraio è arrivato in libreria per Garzanti Tre nomi , il fortunato romanzo d'esordio della scrittrice inglese Florence Knapp. Pubblicato con il titolo originale di The names, il libro ha avuto un’accoglienza entusiastica in Gran Bretagna fin dalla sua pubblicazione, tanto da essere definito "il miglior romanzo d'esordio degli ultimi anni" dal Sunday Times, e ha scalato le classifiche di vendita.
Tre nomi di Florence Knapp, di cosa parla il romanzo che ha conquistato i lettori britannici
Tre nomi parte da una scena apparentemente semplice: nell’ottobre del 1987, dopo una tempesta violenta, la protagonista Cora si trova davanti a una decisione che sembra ordinaria — scegliere il nome del suo neonato — ma che in realtà determinerà il destino della sua famiglia. Il romanzo si snoda infatti su tre diverse linee temporali a seconda della scelta del nome - i tre nomi del titolo sono Bear, Julian e Gordon - esplorando come il nome possa influenzare la traiettoria della vita intera di una persona.
Attraverso una struttura che presenta continuamente dei bivi nelle vite dei protagonisti, l'autrice esplora con grande sensibilità temi profondi e attuali come la violenza domestica, la maternità, la capacità di resistere e reinventarsi di fronte alle avversità della vita, costruendo un racconto emotivamente coinvolgente che invita il lettore a chiedersi chi saremmo potuti diventare se qualcosa, all’inizio della nostra storia, fosse andato anche solo leggermente diverso.
Tre nomi
La nostra intervista a Florence Knapp, autrice di Tre nomi
In occasione della pubblicazione del suo primo libro in Italia, pubblichiamo l'intervista che abbiamo realizzato a Florence Knapp a proposito del suo romanzo Tre nomi.
Tre nomi nasce da una scelta apparentemente semplice: quella di un nome, che apre a possibilità di vita completamente diverse. Cosa ti ha affascinato dell’idea che un gesto così quotidiano possa avere conseguenze così profonde sull’identità e sul destino di una persona?
Sono sempre stata affascinata dai nomi, non tanto per il loro significato tradizionale, quanto piuttosto per le associazioni consce e inconsce a loro collegate. Spesso le persone sentono il nostro nome prima ancora di incontrarci, e questo può determinare la possibilità di essere chiamati per un colloquio di lavoro o di incontrare un potenziale partner. Ma mi interessa anche il modo in cui un nome può plasmare la nostra percezione di noi stessi.
Nel romanzo il nome diventa anche uno specchio: influenza il modo in cui gli altri ci guardano e, di conseguenza, il modo in cui impariamo a guardarci. Quanto ti interessava esplorare questo gioco di riflessi tra identità personale e aspettative esterne?
Penso che le due cose siano indissolubilmente legate: anche se a volte possiamo individuare una circostanza, un episodio o un’interazione che è stata determinante, il più delle volte siamo un indefinibile miscuglio delle due. Tuttavia, scrivendo Tre nomi e seguendo questo ragazzo attraverso tre diverse versioni della sua vita, sono riuscita a tracciare questi aspetti con maggiore chiarezza e da diverse angolazioni. Nel romanzo, la sorella maggiore - Maia - racconta di come i negozianti siano entusiasti quando scoprono il nome del fratello minore, Bear. Questo lo rende immediatamente simpatico ai loro occhi e abbiamo la sensazione che Bear viaggi per il mondo sentendosi accolto. Ma se immaginiamo lo stesso scenario nella versione della vita di questo ragazzo in cui si chiama Gordon, è probabile che riceva una risposta molto più fiacca quando rivela il suo nome. Inevitabilmente questa piccola differenza influenzerà il modo in cui ciascuno percepisce il mondo e il proprio posto al suo interno. Inoltre, Gordon prende il nome dal suo brutale padre, e i due vengono immediatamente avviati su percorsi che sembrano destinati a renderli persone molto diverse.
Sono rimasta semplicemente sbalordita dal miglior romanzo d'esordio degli ultimi anni. Ho trascorso 24 ore meravigliose, immergendomi in un altro mondo, mi sono rannicchiata e ho letto. Cosa ha catturato la mia attenzione? Tre nomi di Florence Knapp! L'idea è semplice. È così bella che ti chiedi perché nessuno ci abbia pensato prima: un'idea geniale per un libro
Sunday Times
La storia si sviluppa lungo traiettorie alternative, mostrando come la stessa vita possa prendere direzioni diverse. Cosa ti ha permesso di esplorare questa struttura narrativa che una narrazione lineare non ti avrebbe consentito?
Quando ho riflettuto su come un nome potesse influenzare il corso di una vita, mi è sembrato che l'unico modo per farlo fosse in modo comparativo, tracciando i momenti che hanno spinto i protagonisti in direzioni diverse a intervalli di sette anni. Non solo per i ragazzi stessi, ma anche per tutti quelli che li circondavano. Ad esempio, c'è un personaggio chiamato Lily, che in una versione della vita di questi ragazzi, stringe con il protagonista un legame che dura tutta la vita; in un'altra lui le infligge una ferita terribile; in una terza, le loro vite si sfiorano appena e sentiamo parlare di lei solo brevemente quando viene commissionato un gioiello. Tuttavia, ero anche interessata alla sostanza fondamentale che non cambia indipendentemente dalla direzione che prende la vita di una persona: ad esempio, indipendentemente dalla sua educazione, Maia è attratta da una carriera che le permette di aiutare le persone e si innamorerà di una donna.
Al centro del romanzo c’è Cora, una madre chiamata a fare scelte cruciali in un contesto emotivamente complesso. Quanto ti interessava raccontare la genitorialità come spazio di responsabilità, ma anche di dubbio e vulnerabilità?
Per me queste cose sono sempre state parte integrante dell'essere genitori. Nel mio romanzo c'è una scena in cui Cora suggerisce che la sua amica Mehri ha sempre trattato la maternità come se stesse cucinando qualcosa in una grande pentola: un pizzico di questo, un pizzico di quello, sicura che alla fine tutto andrà per il meglio. L'approccio di Cora, invece, è sempre stato quello di preparare una torta: dosare con cura gli ingredienti e cercare di non rovinare tutto. Io, come Cora, ammiro il modo di fare di Mehri e volevo celebrare anche un approccio più rilassato alla genitorialità.
Tre nomi è anche un romanzo sull’eredità: quella familiare, emotiva, linguistica. In che modo i legami familiari e ciò che ci viene trasmesso, volontariamente o meno, modellano i personaggi e le loro possibilità?
I personaggi del mio libro non possono fare a meno di essere plasmati da questi fattori esterni, ma ciò che vorrei trasmettere è anche l'idea che, nonostante questi limiti, da adulti ognuno è in grado di decidere chi vuole essere nel mondo e come influenzare la vita degli altri. E che è possibile superare un'infanzia difficile. E che le scelte future di una persona non devono necessariamente essere determinate dal passato.
Nel libro emergono temi forti come il trauma, la violenza domestica e il tentativo di spezzare cicli che sembrano ripetersi. Come hai lavorato per tenere insieme la durezza di questi temi e la possibilità di trasformazione che attraversa la storia?
Ero consapevole che sta vo chiedendo al lettore di accompagnare questi personaggi attraverso momenti davvero difficili. Quindi mi sembrava importante offrire momenti di speranza e luce in contrapposizione a una narrazione parallela in cui i personaggi potevano trovarsi ad affrontare momenti più bui. Ho cercato di farlo in parte attraverso la possibilità di trasformazione, ma anche esplorando l'idea di liberazione attraverso la creatività. Quest'ultima mi è sembrata un mezzo interessante, perché nella famiglia in cui il padre rimane e si arrabbia facilmente, c'è poco spazio per gli errori, e questo si riflette nell'assenza di creatività. Mentre nelle narrazioni in cui i personaggi hanno maggiore libertà, ci sono l'oreficeria, il giardinaggio, la danza, l'archeologia, gigantesche opere d'arte a mosaico realizzate con vecchi strumenti di misurazione. Questi personaggi sembrano più vivi, con lo spazio per essere curiosi e commettere errori. Spero che questo abbia portato consistenza e calore umano come contrappeso ai momenti più cupi.
Tre nomi è un romanzo che invita a interrogarsi sulle scelte e sulle vite che avremmo potuto vivere. Che tipo di esperienza di lettura immagini e cosa speri resti con i lettori una volta chiuso il libro?
Sono combattuta tra l'essere affascinata dall'infanzia di uno dei ragazzi o da una relazione in una delle tre narrazioni. Oppure dal dare valore a certe cose nella vita dei protagonisti, che si tratti di creatività, calore umano o semplicemente della loro dolorosa lotta per diventare persone migliori. Mi ritrovo a soppesare queste cose rispetto a ciò che il destino ha riservato loro, a considerare quale sia la vita migliore e, alla fine, non lo so. Per me, il fatto che nessuna vita possa essere etichettata in modo netto come buona o cattiva è davvero motivo di speranza. E anche il fatto che con l'età adulta arrivi una maggiore autonomia e, in definitiva, lo spazio per Bear, Julian e Gordon per decidere chi vogliono essere nel mondo e come influenzeranno la vita di chi li circonda. Sono queste le cose che spero sempre rimangano ai lettori dopo aver chiuso il libro.
Tre nomi di Florence Knapp, perchè leggerlo
Tre nomi è un romanzo allo stesso tempo intimo e universale: racconta una storia di famiglia, ma parla a tutti noi, alle scelte che ci definiscono e alle vite che avremmo potuto vivere. Con una struttura narrativa originale e una scrittura empatica, Florence Knapp trasforma una domanda semplice — quanto conta un nome? — in una riflessione profonda su identità e possibilità di cambiamento. Un libro che coinvolge emotivamente e continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.
Se ti piacciono i grandi romanzi familiari, clicca qui per scoprire tante altre letture per te!