A Salvini viene perdonato tutto, per ora...
Due giorni di studio con Tizian e Allegranti

Due giornate consecutive e interamente dedicate all’approfondimento del fenomeno politico del momento, ovvero la crescita esponenziale del partito politico della Lega.

Due giornate caratterizzate certamente dalla presenza di due grandi giornalisti della stampa italiana come Giovanni Tizian (L’Espresso) e David Allegranti (Il Foglio), ma anche dalla presenza di autorevoli giornalisti che spendono la loro professionalità sul nostro territorio, politici, studenti e cittadini interessati a capirne di più.

Due giornate così non sono facilmente riscontrabili in giro per il Paese e l’opportunità che la nostra Libreria ha messo in campo si è rivelata alla fine superiore alle mie stesse ambizioni.

Ecco perché questa volta, essendo stato ponte fra i due momenti, avendo vissuto molte ore con i protagonisti di questa due giorni, credo sia interessante vincere la pigrizia e trasferire a voi il mio pensiero.

Il consenso è materia viva, attinge decisamente alla nostra parte limbica del cervello, poche e di complessa lettura le ragioni che portano a costruirne un’onda implacabile come quella a cui stiamo assistendo, mentre molte e di più facile lettura sono le emozioni che lo dominano. A questa irrazionalità, più simile al tifo calcistico che all’appartenenza politica, si è disposti a perdonare tutto.

Ecco perché un libro come quello di Tizian, nonostante sia un concentrato di fatti minuziosamente documentati che metterebbero in grande difficoltà qualsiasi altra forza politica, poco intaccano l’inerzia verde di cui siamo circondati. Lo stesso libro, fosse uscito dieci anni prima, avrebbe procurato conseguenze decisamente maggiori.

Le menzogne sui 49 milioni di euro che riguardano anche il Ministro degli Interni e non solo la vecchia Lega, i rapporti più che inquietanti con la Russia di Putin, la scelta della classe dirigente al Sud Italia e in particolare nella nostra Regione, necessiterebbero quanto meno di un dibattito aperto, incalzante, credibile.

Nulla di tutto ciò invece.

Nel lavoro di Allegranti, nel laboratorio pisano preso in analisi, ovvero quello del quartiere CEP delle abitazioni popolari emergono tutte le questioni che ci servono per comprendere:

La disgregazione del lavoro e sociale con la conseguente crisi di rappresentanza politica, la crisi economica, crisi culturale (Pisa è fra le più importanti città universitarie d’Europa eppure non è bastato a frenare l’ascesa leghista), abbandono delle periferie da parte della sinistra e tanto altro ancora, costruiscono una mescolanza di questioni che soffiano da anni le vele dei populismi.

Matteo Salvini si appresta a vincere le Elezioni Europee. Possibile che arriverà a prendere quel 40% di Leopolda memoria, magari riuscendo nell’impresa impossibile di superarlo. A Traino l’appendice di voti della Meloni che determineranno l’asse di destra nazionalista che governerà l’Italia. Un potere illiberale, che costruisce amicizie con altrettanti stati illiberali. Quella valanga gialla di voti al sud sta già mutando molto il suo colore diventando verde; i meridionali perderanno definitivamente quel sentimento di vergogna nel votare un partito politico che fino a pochi mesi prima li utilizzava come nemici al posto dei neri.

In un mondo che nei quartieri dormitorio delle periferie è oggi organizzato per dividerci più che per unirci, ogni giorno più simile al libro di 1984 di Orwell, ognuno nella sua stanza, ognuno col suo smartphone, diventa fisiologico che l’esigenza prioritaria avvertita dalle persone sia il bisogno di sicurezza e di protezione.

L’alternativa che passa attraverso l’interruzione della paura, dal declinare quel bisogno della gente attraverso nuove ricette di partecipazione, d’integrazione, iniziative economiche di concreto sostegno, non è ancora organizzata. Il Partito Democratico che dovrebbe incarnarla, ha cambiato l’allenatore senza cambiare i giocatori della squadra e continua a fare lo stesso gioco timido e in difesa.

In un quadro del genere il potere di Salvini avrà vita lunga e pericolosa.

A Sud ci subordineremo come al solito, ancora troppo sudditi e per nulla cittadini. Siamo passati dal saper salire sul carro del vincitore a costituire il rimorchio del carro.

Il Capitano ha un solo spauracchio. La tenuta economica a Nord, della piccola e media impresa, del benessere della sua gente, cosa non semplice. E’ lì che è atteso al varco da Giorgietti e Zaja.

Solo su questo punto può curvare verso il basso la sua parabola.

Se dovesse riuscire in questo, se il Nord tiene, Salvini saprà tenere botta. Il suo carattere lo favorisce rispetto a Renzi che si è saputo uccidere praticamente da solo.

Buona malinconica fine Domenica.

Nunzio Belcaro