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Tsundoku: perché ci piace accumulare libri ancora da leggere?

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C’è un libro sul comodino che aspetta da mesi. Altri sono allineati sugli scaffali, ancora intatti, e magari una piccola pila si è formata vicino al letto.


Eppure entriamo in libreria, vediamo un titolo che ci incuriosisce e pensiamo: questo lo voglio leggere.


Magari ci facciamo anche una promessa:


“È l’ultimo. Prima di comprarne altri finisco quelli che ho già.”


Sappiamo tutti come può andare a finire.


Quell’abitudine così familiare a molti lettori ha persino un nome: tsundoku. Una parola arrivata dal Giappone che sembra fatta apposta per chi continua a portare a casa nuovi libri mentre altri aspettano ancora di essere letti.


Ma perché continuiamo a desiderare nuovi libri quando ne abbiamo già altri che ci aspettano?


Forse perché un libro non letto non è soltanto qualcosa che abbiamo lasciato in sospeso. Può essere anche una storia che ci aspetta, un argomento che vogliamo scoprire, una possibilità che abbiamo scelto di tenere vicino a noi.


Tsundoku: significato di una parola in cui molti lettori si riconoscono


Che cosa significa esattamente tsundoku?


Se sul comodino, sulla scrivania o accanto al letto avete una piccola pila di libri comprati con tutte le intenzioni di leggerli — presto, naturalmente — ma ancora intatti, probabilmente conoscete già il fenomeno. Semplicemente, forse non sapevate che esistesse una parola per descriverlo.


Tsundoku (積ん読) è un termine giapponese utilizzato per indicare l’abitudine di acquistare libri e lasciarli accumulare in attesa di essere letti. Non sorprende che venga spesso raccontato come una sorta di “arte giapponese” di accumulare libri ancora da leggere.


Più che un’arte nel senso tradizionale del termine, però, è un’abitudine a cui il giapponese ha dato un nome sorprendentemente preciso.


Da dove viene la parola tsundoku?


Tsundoku nasce da un gioco linguistico. La sua origine viene generalmente ricondotta all’espressione giapponese tsunde oku, che contiene l’idea di accumulare o lasciare qualcosa da parte per dopo, combinata con doku, legato alla lettura.


Ed è proprio la pila una delle immagini più associate allo tsundoku. Non necessariamente scaffali perfettamente ordinati e pieni di volumi da collezione, ma libri che si accumulano sul comodino, sulla scrivania, accanto al letto o in altri angoli di casa.


C’è infatti una piccola ma importante differenza tra tsundoku e collezionare libri. Il punto non è semplicemente possedere molti volumi: sono libri che abbiamo scelto anche con l’intenzione di leggerli, ma che non abbiamo ancora aperto.


E forse è proprio questo dettaglio a rendere la parola così affascinante: ogni libro nella pila contiene implicitamente un “prima o poi lo leggerò”.


Quando una pila di libri diventa una promessa di lettura


Una pila di libri può essere osservata in due modi.


Possiamo guardarla e pensare: “Devo ancora leggere tutto questo.”


Oppure possiamo vedere storie che non conosciamo ancora, autori da incontrare, occasioni per scoprire qualcosa.


I libri sono gli stessi. A cambiare è il modo in cui li guardiamo.


Forse è proprio qui che lo tsundoku diventa più interessante: quei libri non raccontano soltanto ciò che non abbiamo ancora fatto. Raccontano anche ciò che vorremmo fare.


Perché continuiamo a comprare libri se ne abbiamo già da leggere?


La domanda sembra quasi inevitabile.


Se abbiamo già una pila sul comodino, perché comprare libri nuovi?


La risposta più semplice sarebbe: perché ci piacciono. Ma probabilmente c’è qualcosa di più.


Scegliere un libro significa immaginare una lettura che deve ancora accadere. Prima ancora di aprirlo possiamo essere incuriositi da una storia, affascinati da un autore, attratti da un argomento o semplicemente avere la sensazione che quel libro, prima o poi, farà per noi.


Comprare un libro significa anche immaginare di leggerlo


Quando prendiamo un libro da uno scaffale, a volte gli assegniamo già un posto nel nostro futuro.


Questo lo porto in vacanza.


Questo lo leggerò quando avrò un po’ più di tempo.


Questo potrebbe essere perfetto per le sere d’inverno.


In altre parole, il piacere di un libro può cominciareprima della prima pagina.


C’è l’attesa, la curiosità e la possibilità di scegliere quando sarà arrivato il momento giusto. Altre volte non abbiamo nemmeno un piano: un libro ci incuriosisce e vogliamo semplicemente portarlo con noi. Può aspettare settimane o mesi, finché un giorno lo guardiamo e pensiamo: adesso.


Forse anche questo fa parte del piacere: non tutti i libri trovano il loro momento appena entrano nella nostra libreria.


I libri non letti ci parlano anche di ciò che vorremmo diventare?


Se osservassimo tutti i libri che possediamo ma non abbiamo ancora letto, probabilmente troveremmo qualcosa di interessante.


Un romanzo di un autore che continuiamo a prometterci di conoscere. Un saggio su un argomento che vorremmo approfondire. Un classico che pensiamo, prima o poi, di affrontare. Una storia comprata semplicemente perché ci ha incuriosito.


In questo senso, i libri non letti possono raccontare qualcosa non soltanto dei nostri gusti, ma anche delle nostre curiosità e aspirazioni.


“Un giorno leggerò anche questo”


Ci sono libri da cui non ci separiamo per anni. Forse perché eliminarli dalla nostra libreria significherebbe anche rinunciare, almeno un po’, alla possibilità che arrivi il momento giusto per leggerli.

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Un libro non letto non racconta necessariamente ciò che abbiamo rimandato. A volte racconta qualcosa che siamo ancora curiosi di scoprire.

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La biblioteca personale racconta anche i libri che non abbiamo letto


Quando guardiamo una biblioteca personale, tendiamo a pensare che racconti la storia delle nostre letture. E in parte è vero.


Ci sono libri che ricordano un'estate, un viaggio, un periodo particolare della vita. Altri ci riportano alla persona che ce li ha regalati. Ma sugli stessi scaffali ci sono anche i libri che ancora non conosciamo.


Gli scaffali raccontano chi siamo?


Una collezione di libri non è necessariamente il catalogo di tutto ciò che sappiamo o abbiamo letto. Può raccontare anche interessi, passioni e possibilità che non abbiamo ancora esplorato.

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Una biblioteca personale non racconta soltanto ciò che abbiamo letto. Racconta anche ciò che siamo ancora curiosi di conoscere.

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Quando la pila dei libri diventa un obbligo


La stessa pila che un giorno ci sembra piena di possibilità può, in un altro momento, trasformarsi in qualcosa di molto simile a una lista di cose da fare.


Devo finire quello.


Questo l’ho comprato mesi fa.


Prima di iniziare un altro libro dovrei leggere questi.


Ed ecco che una cosa nata dal piacere rischia di trasformarsi in un piccolo obbligo.


Quando il piacere diventa “devo leggerli tutti”


Leggere, però, non dovrebbe essere una gara contro la propria libreria.


Non esiste un contatore da portare a zero, né una regola secondo cui il libro acquistato per primo debba essere letto per primo.


Qualche volta abbiamo voglia di un romanzo lungo, altre di qualcosa di leggero. Ci sono sere in cui bastano poche pagine e altre in cui un capitolo tira l’altro.


Anche il momento in cui leggiamo può diventare parte del piacere. È proprio da questa piccola abitudine quotidiana che partiremo anche in Leggere prima di dormire: perché ci piace così tanto?, dedicato a uno dei rituali più familiari per molti lettori.


Forse, allora, possiamo smettere di pensare ai libri non letti come a un arretrato da smaltire.


Il piacere di scegliere cosa leggere adesso


C’è una differenza sottile tra guardare uno scaffale e domandarsi:


“Che cosa devo ancora leggere?”


e guardare lo stesso scaffale pensando:


“Che cosa ho voglia di leggere adesso?”


Nel secondo caso, quei libri non sono un peso. Sono possibilità.


E scegliere fa parte dell’esperienza.


A volte, poi, il piacere della lettura continua anche dopo l’ultima pagina, quando sentiamo il bisogno di raccontare a qualcuno ciò che abbiamo scoperto. È da qui che nasce il prossimo approfondimento, Club del libro: perché ci piace condividere quello che leggiamo?, dedicato al lato sorprendentemente sociale di un’attività che svolgiamo spesso da soli.


Dal tsundoku al Giappone: 9 libri da aggiungere alla pila


Abbiamo iniziato da una parola giapponese in cui molti lettori si riconoscono. Prima di lasciare la nostra pila, possiamo allora allargarla ancora un po’.


Ci sono libri che raccontano proprio il piacere di leggere, scegliere e circondarsi di storie, e altri che ci portano più lontano, verso il Giappone, le sue città, le sue parole, le sue tradizioni e alcuni aspetti della vita quotidiana.


Possiamo partire dalla curiosità per Tokyo, da una parola come ikigai, da un modo diverso di guardare le imperfezioni oppure semplicemente dall’amore per i libri e le librerie. Perché una nuova curiosità, molto spesso, comincia proprio così: da un libro che incontriamo e pensiamo di voler leggere.


Ecco allora 9 titoli da scoprire. Non necessariamente da leggere subito — sarebbe poco coerente con tutto quello che abbiamo appena raccontato — ma da aggiungere alla pila e lasciare lì, in attesa del momento giusto.


📖Colazione al parco con Virginia Woolf. L'arte di innamorarsi dei libri

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Marta Perego, Vallardi


Un libro per chi ama leggere, parlare di libri e lasciarsi guidare da una storia verso quella successiva. Un invito a riscoprire il piacere della lettura e quella curiosità che, molto spesso, è anche responsabile delle pile che continuano a crescere sui nostri comodini.

Colazione al parco con Virginia Woolf. L'arte di innamorarsi dei libri
Colazione al parco con Virginia Woolf. L'arte di innamorarsi dei libri
Perego Marta - Autore
Vallardi A. (2025) - Editore
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📖Mura mura. Viaggio di una notte nella Tokyo del piacere


Tommaso Scotti, Longanesi


Tokyo cambia volto quando arriva la notte. Tommaso Scotti ci accompagna alla scoperta della sua dimensione notturna e di una città molto diversa da quella delle immagini più conosciute. Un titolo per chi vuole aggiungere alla propria pila un viaggio nel Giappone contemporaneo.

Mura mura. Viaggio di una notte nella Tokyo del piacere
Mura mura. Viaggio di una notte nella Tokyo del piacere
Scotti Tommaso - Autore
Longanesi (2026) - Editore
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📖WA, la via giapponese all'armonia. 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa


Laura Imai Messina, TEA


Si può conoscere una cultura anche attraverso le sue parole. Laura Imai Messina ne sceglie 72 per raccontare il concetto giapponese di wa, l'armonia, e ciò che può insegnarci sulle relazioni e sulla vita condivisa. Un modo diverso per avvicinarsi alla cultura giapponese.

WA, la via giapponese all'armonia. 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa
WA, la via giapponese all'armonia. 72 parole per capire che la felicità più vera è quella condivisa
Imai Messina Laura - Autore
TEA (2026) - Editore
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📖La mia libreria Tsundoku. Diario di lettura per accumulatori di libri


Irene Canino, Mondadori Electa


Probabilmente il titolo in cui chi è arrivato fin qui si riconoscerà più facilmente. Un diario dedicato proprio a chi ama i libri, li accumula e vuole tenere traccia delle proprie letture. Quasi un compagno di viaggio per chi ha trasformato lo tsundoku in una piccola abitudine quotidiana.

La mia libreria Tsundoku. Diario di lettura per accumulatori di libri
La mia libreria Tsundoku. Diario di lettura per accumulatori di libri
Canino Irene - Autore
Mondadori Electa (2025) - Editore
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📖Le crepe sono fatte per l'oro. Storie giapponesi per riparare ciò che la vita ha rotto


Elena Giappone, MyLife


Partendo dall'immagine delle crepe riparate con l'oro, questo libro ci porta tra storie e sensibilità legate al Giappone per parlare di fragilità, cambiamento e capacità di ricominciare. Una lettura per chi cerca nei libri anche nuovi modi di guardare ciò che accade nella propria vita.

Le crepe sono fatte per l'oro. Storie giapponesi per riparare ciò che la vita ha rotto
Le crepe sono fatte per l'oro. Storie giapponesi per riparare ciò che la vita ha rotto
Giappone Elena - Autore
My Life (2026) - Editore
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📖La biblioteca dei libri dimenticati


Nicola Pesce, Mondadori


Che cosa succede alle storie che smettiamo di leggere o che rischiamo di dimenticare? Un titolo che riporta il viaggio proprio là dove era cominciato: tra libri, biblioteche e il legame particolare che nasce con le storie che entrano nella nostra vita.

La biblioteca dei libri dimenticati
La biblioteca dei libri dimenticati
Pesce Nicola - Autore
Mondadori (2026) - Editore
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📖Giappone spettacularis. Guida galattica al paese più eccentrico del pianeta


Marco Togni, Gribaudo


Un viaggio nel lato più curioso e sorprendente del Giappone, tra abitudini, luoghi e particolarità che possono sembrare incredibili a chi lo osserva da lontano. Una porta d'ingresso più leggera per chi è affascinato dal Paese e vuole scoprirne aspetti meno prevedibili.

Giappone spettacularis. Guida galattica al paese più eccentrico del pianeta
Giappone spettacularis. Guida galattica al paese più eccentrico del pianeta
Togni Marco - Autore
Feltrinelli (2026) - Editore
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📖Il piccolo libro dell'ikigai. La via giapponese alla felicità


Ken Mogi, Einaudi


Ikigai è una delle parole giapponesi diventate più conosciute anche fuori dal Giappone. Ken Mogi parte proprio da questo concetto per esplorare il rapporto con ciò che dà significato e piacere alla quotidianità. Una piccola introduzione a un'idea profondamente legata alla cultura giapponese.

Il piccolo libro dell'ikigai. La via giapponese alla felicità
Il piccolo libro dell'ikigai. La via giapponese alla felicità
Mogi Ken - Autore
Einaudi (2024) - Editore
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📖Nella terra dei ciliegi. Undici modi per scoprire il Giappone


Giorgia Sallusti, Laterza


Non esiste un solo modo di raccontare il Giappone. Giorgia Sallusti propone undici percorsi per avvicinarsi al Paese e comprenderne meglio cultura e società. Un libro per chi vuole andare oltre le immagini più immediate e aggiungere nuove prospettive al proprio viaggio, reale o immaginato.

Nella terra dei ciliegi. Undici modi per scoprire il Giappone
Nella terra dei ciliegi. Undici modi per scoprire il Giappone
Sallusti Giorgia - Autore
Laterza (2026) - Editore
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Domande frequenti sullo tsundoku


Come si chiama chi compra libri e non li legge?


Non esiste in italiano una parola specifica per indicare chi compra libri e non li legge. Il termine giapponese tsundoku descrive però proprio l’abitudine di acquistare libri con l’intenzione di leggerli e lasciarli poi accumulare in attesa del loro momento.


Cosa significa tsundoku?


Tsundoku è un termine giapponese che indica l’abitudine di comprare libri e lasciarli accumulare senza averli ancora letti. È associato soprattutto all’immagine delle pile di libri che aspettano sul comodino, sulla scrivania o negli scaffali di casa.


Lo tsundoku è davvero un’arte giapponese?


Lo tsundoku viene spesso descritto come “l’arte giapponese di accumulare libri”, ma non è un’arte tradizionale giapponese in senso stretto. È un termine utilizzato per descrivere l’abitudine di acquistare libri e lasciarli da parte per leggerli in seguito.

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Una biblioteca non contiene soltanto storie che conosciamo. Contiene anche tutte quelle che potremmo ancora incontrare.

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È proprio questo sguardo curioso sul nostro rapporto con i libri che attraversa anche 🌿Orizzonti.

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🌿 Orizzonti

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Orizzonti è uno spazio in cui libri, storie e riflessioni accompagnano le domande della vita quotidiana, offrendo nuovi modi di guardare ciò che viviamo ogni giorno.

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