Perché i personaggi letterari ci sembrano così veri? La psicologia della lettura lo spiega
Chiudiamo un romanzo e sappiamo perfettamente che quelle persone non esistono. Eppure alcune ci mancano.
Abbiamo trascorso con loro giorni o settimane, conosciamo le loro paure, sappiamo cosa desiderano e abbiamo assistito a momenti che forse non racconterebbero a nessun altro. Abbiamo sperato che prendessero una certa decisione, ci siamo arrabbiati quando hanno fatto esattamente il contrario e, qualche volta, avremmo voluto poterli avvertire: non farlo!
Poi chiudiamo il libro e torniamo alla realtà.
Ma com'è possibile affezionarsi a qualcuno che non è mai esistito?
I personaggi letterari sono fatti di parole e immaginazione, eppure possono suscitare emozioni autentiche. La psicologia della lettura può aiutarci a capire perché alcuni personaggi immaginari arrivano a sembrarci sorprendentemente veri e perché, a volte, continuano ad accompagnarci molto tempo dopo l'ultima pagina.
Perché ci affezioniamo ai personaggi dei libri?
C'è qualcosa di curioso nel rapporto che abbiamo con i personaggi dei libri: a volte finiamo per sapere di loro più di quanto sappiamo delle persone che incontriamo ogni giorno.
Di un collega o di un conoscente possiamo intuire che è preoccupato, arrabbiato o innamorato, ma non sapere cosa stia pensando davvero. Di un personaggio, invece, possiamo conoscere il pensiero che non ha mai confessato a nessuno, il ricordo che continua a tormentarlo o la vera ragione per cui ha appena mentito.
Un romanzo ci concede un privilegio che nella vita reale abbiamo raramente: entrare nella mente di qualcun altro.
Conosciamo così le sue paure, i desideri, le fragilità e persino quelle contraddizioni che gli altri protagonisti della storia non vedono. Pagina dopo pagina, quella figura inventata acquista profondità e noi impariamo a conoscerla sempre meglio.
Forse è anche per questo che alcuni personaggi finiscono per sembrarci così familiari: non sappiamo soltanto chi sono, ma come pensano, cosa temono, cosa desiderano e, qualche volta, riusciamo persino a immaginare cosa potrebbero fare prima ancora di voltare pagina.
Sappiamo che non esistono, ma ci emozionano davvero
C'è un piccolo paradosso al centro della lettura.
Sappiamo che un personaggio immaginario non è una persona reale. Non crediamo che viva davvero da qualche parte né che ciò che gli accade stia avvenendo nel mondo reale.
Eppure possiamo preoccuparci per lui.
Una scelta può deluderci, una perdita può commuoverci, un'ingiustizia può farci arrabbiare. Possiamo sperare in un lieto fine pur sapendo che quel finale è già stato scritto.
La finzione, quindi, non rende necessariamente finte anche le nostre emozioni.
Possiamo sapere perfettamente che una storia è inventata e provare comunque qualcosa di autentico mentre la leggiamo.
Personaggi immaginari ed empatia: cosa succede mentre leggiamo?
Mentre leggiamo facciamo continuamente qualcosa che forse non notiamo: cerchiamo di capire cosa passa nella testa dei personaggi.
Perché ha risposto così? Sta mentendo? Cosa prova davvero? E soprattutto: cosa farà adesso?
Sono domande che ci poniamo quasi senza accorgercene. Leggere una storia significa anche formulare ipotesi sulle intenzioni, sui pensieri e sulle emozioni degli altri. Ed è qui che entra in gioco l’empatia, insieme alla nostra capacità di considerare punti di vista diversi dal nostro.
Entrare nella testa di qualcun altro
Uno degli aspetti più particolari della narrativa è che ci permette di osservare il mondo dalla prospettiva di un'altra persona.
Quella persona può avere un'età diversa dalla nostra, vivere in un'altra epoca, appartenere a una cultura lontana o fare scelte che noi non faremmo mai.
Eppure, per qualche centinaio di pagine, proviamo a capire il mondo così come lo vede lei.
Non significa necessariamente approvare ciò che fa. Comprendere un personaggio non vuol dire giustificarlo né pensare che abbia ragione. Significa riuscire, almeno per un momento, a seguire la logica delle sue emozioni e delle sue decisioni.
È uno dei motivi per cui i personaggi dei romanzi possono diventare così interessanti: ci permettono di avvicinarci a esperienze che non sono le nostre senza doverle vivere direttamente.
Dobbiamo assomigliare a un personaggio per identificarci con lui?
Potremmo pensare di affezionarci soprattutto ai personaggi che ci assomigliano. In realtà, non è sempre così.
A volte basta riconoscere un dettaglio.
Una paura che conosciamo. Il desiderio di essere accettati. Una difficoltà nel prendere una decisione. La sensazione di essere nel posto sbagliato. Una fragilità che il personaggio cerca di nascondere.
Possiamo riconoscere qualcosa di noi anche in una persona immaginaria molto diversa.
Altre volte accade l'opposto: un personaggio ci interessa proprio perché non ci assomiglia affatto. Le sue scelte ci sorprendono e ci costringono a chiederci perché agisca in quel modo.
Forse identificarsi con un personaggio non significa pensare “è proprio come me”. Può significare semplicemente riuscire a pensare: “capisco perché si sente così”.
Cosa rende un personaggio letterario “vero”?
Perché alcuni personaggi ci sembrano vivi fin dalle prime pagine e altri, invece, restano soltanto figure sulla carta?
Non tutto dipende, però, dalla mente di chi legge.
Ci sono personaggi letterari che sentiamo subito vicini e altri che rimangono più distanti. Molto dipende anche dal modo in cui vengono costruiti e raccontati.
Per sembrare vera, una persona inventata non deve necessariamente essere simpatica, eroica o straordinaria. Spesso accade esattamente il contrario.
Le contraddizioni ci fanno credere nei personaggi
Le persone reali sono piene di contraddizioni.
Possiamo voler cambiare e, nello stesso tempo, avere paura di farlo. Essere generosi in una situazione ed egoisti in un’altra. Sapere perfettamente quale sarebbe la scelta migliore e fare comunque quella sbagliata.
I personaggi di fantasia più credibili spesso funzionano allo stesso modo.
Hanno qualità e difetti, cambiano idea, commettono errori, si raccontano delle bugie e qualche volta sorprendono persino se stessi.
Un personaggio completamente prevedibile rischia di sembrare costruito per svolgere una funzione nella storia. Uno contraddittorio, invece, può darci l'impressione di possedere una vita interiore che continua anche oltre ciò che leggiamo sulla pagina.
I piccoli dettagli che trasformano un nome in una persona
Non servono necessariamente grandi eventi per rendere memorabile un personaggio.
A volte sono i dettagli più piccoli a farlo esistere nella nostra immaginazione: un modo particolare di parlare, una mania, una cosa che fa quando è nervoso, un oggetto che porta sempre con sé, una piccola abitudine.
Sono dettagli apparentemente insignificanti, ma assomigliano a quelli attraverso cui riconosciamo le persone nella vita quotidiana.
Non ricordiamo qualcuno soltanto per le grandi decisioni che ha preso. Lo ricordiamo anche per come rideva, per una frase che ripeteva spesso o per il modo in cui faceva qualcosa.
Quando accade lo stesso sulla pagina, un nome stampato sulla carta comincia ad assomigliare sempre più a una persona.
Perché alcuni personaggi di fantasia rimangono con noi per anni?
Ci sono romanzi di cui, a distanza di tempo, ricordiamo pochissimo.
La trama è diventata confusa, abbiamo dimenticato alcuni passaggi e forse non sapremmo nemmeno spiegare esattamente come finiva.
Eppure ricordiamo perfettamente un personaggio.
Possiamo ancora avere un'idea molto chiara del suo carattere, ricordare una sua scelta o persino immaginare cosa direbbe davanti a una determinata situazione.
Possiamo dimenticare la trama e ricordare perfettamente un personaggio
Memoria ed emozioni non conservano necessariamente ogni elemento di una lettura nello stesso modo.
Come abbiamo visto parlando di Perché dimentichiamo un libro? Come ricordare quello che si legge, dimenticare molti dettagli non significa necessariamente che una lettura non abbia lasciato traccia.
Con i personaggi questo fenomeno diventa particolarmente evidente.
Forse non ricordiamo più tutti gli eventi che hanno attraversato, ma ricordiamo come ci facevano sentire. Oppure conserviamo una scena, una frase, una scelta che per noi ha finito per rappresentarli.
Un personaggio immaginario può così sopravvivere nella nostra memoria anche quando gran parte della storia che lo circondava è diventata sfocata.
I personaggi dei libri possono cambiare il nostro modo di vedere gli altri?
Questa è forse la domanda più interessante.
Se per seguire una storia proviamo continuamente a comprendere persone diverse da noi, cosa rimane di questo esercizio una volta chiuso il libro?
Il rapporto tra narrativa ed empatia è complesso: leggere un romanzo non ci rende automaticamente più empatici. Può però farci trascorrere trecento pagine accanto a qualcuno che, nella vita reale, forse non avremmo mai incontrato — o che avremmo giudicato dopo pochi minuti.
Vedere il mondo da un punto di vista che non è il nostro
Nella vita reale possiamo incontrare moltissime persone senza sapere quasi nulla di ciò che accade dentro di loro.
Un romanzo, invece, può fermarsi proprio lì.
Può mostrarci la paura dietro una scelta apparentemente assurda, il ricordo che ha influenzato una decisione, la vulnerabilità nascosta dietro un gesto ostile.
Per qualche ora possiamo abitare una prospettiva diversa dalla nostra.
Non è detto che alla fine saremo d'accordo con quel personaggio. Ma forse avremo sperimentato qualcosa di altrettanto interessante: la possibilità di comprenderlo senza dover necessariamente assomigliargli.
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Forse un personaggio ci sembra vero non perché dimentichiamo che è inventato, ma perché ciò che proviamo mentre lo accompagniamo nella storia è reale.
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È anche attraverso domande come questa che, in 🌿Orizzonti, libri e storie diventano un'occasione per osservare in modo diverso esperienze che appartengono alla vita di tutti i giorni.
📚 Libri con personaggi impossibili da dimenticare
Alcuni protagonisti sembrano uscire dalle pagine. Sono complessi, contraddittori, imperfetti e proprio per questo continuiamo a pensarci anche dopo aver terminato il romanzo.
Ecco cinque storie in cui sono soprattutto i personaggi, con le loro scelte, fragilità e contraddizioni, a lasciare una traccia difficile da dimenticare.
📖 La portalettere — Francesca Giannone, Nord
Anna arriva in un paese del Salento degli anni Trenta e rompe molte delle convenzioni del suo tempo, diventando la prima portalettere di Lizzanello. Una protagonista determinata e anticonformista, attraverso cui seguire una storia di famiglia, cambiamento e libertà.
La portalettere
📖 Miss Bee e il cadavere in biblioteca — Alessia Gazzola, Longanesi
Beatrice Bernabò, detta Miss Bee, si muove nell'Inghilterra degli anni Venti tra misteri, relazioni e osservazioni acute. Curiosa, ironica e intraprendente, è una protagonista che conquista spazio pagina dopo pagina grazie soprattutto alla sua personalità.
Miss Bee e il cadavere in biblioteca
📖 Eleanor Oliphant sta benissimo — Gail Honeyman, Garzanti
Eleanor è intelligente, solitaria e abituata a una quotidianità scandita da regole precise. Dietro le sue stranezze si nasconde però una storia molto più complessa. Un personaggio insolito e vulnerabile che cambia insieme allo sguardo con cui impariamo a conoscerlo.
Eleanor Oliphant sta benissimo
📖 Demon Copperhead — Barbara Kingsolver, Neri Pozza
Demon racconta in prima persona la propria crescita nell'America degli Appalachi, attraversando povertà, abbandono, dipendenze e un sistema che spesso sembra dimenticarsi di lui. La sua voce, ironica e resistente anche nei momenti più difficili, è il centro emotivo del romanzo.
Demon Copperhead
📖 L'arte della gioia - Goliarda Sapienza, Einaudi
Modesta attraversa il Novecento seguendo desideri, ambizioni e una personale idea di libertà, spesso in contrasto con le convenzioni che la circondano. Complessa e difficile da racchiudere in una definizione, è proprio nelle sue contraddizioni che diventa una protagonista impossibile da ignorare.
L' arte della gioia
Quando chiudiamo un libro, i suoi protagonisti non continueranno davvero la loro vita da qualche parte.
Eppure alcuni restano.
Li ricordiamo, li confrontiamo con persone che incontriamo, pensiamo a ciò che avrebbero fatto al nostro posto. A volte riapriamo un romanzo dopo anni e ritrovare un personaggio conosciuto assomiglia un po' a incontrare qualcuno che non vedevamo da tempo.
Forse è proprio qui che si nasconde una parte della risposta alla domanda da cui siamo partiti. Un personaggio non ha bisogno di esistere realmente perché sia reale l'esperienza che facciamo mentre leggiamo la sua storia.
E se possiamo affezionarci così tanto a qualcuno che non esiste, non sorprende che ciò che gli accade possa persino farci piangere. Nel prossimo approfondimento parleremo di Libri che fanno piangere: perché alcune storie ci emozionano così tanto.
🌿 Orizzonti
Orizzonti è uno spazio in cui libri, storie e riflessioni accompagnano le domande della vita quotidiana, offrendo nuovi modi di guardare ciò che viviamo ogni giorno.